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Soprattutto negli ultimi 15 anni, un gran numero di lavori scientifici, pubblicati anche da riviste scientifiche non legate all’omeopatia quali Lancet, British Medical Journal, British Journal of Clinical Pharmacology, Human Toxico-logy, European J of Pharmacology, International J of Neurosciences, Microvascular Research, Nature, Rheumatologia, etc hanno dimostrato l’efficacia terapeutica dell’omeopatia e dell’omeotossicologia. Uno dei più recenti, dell’autunno 2006, ha dimostrato la presenza sui linfociti umani di recettori specifici per i principali rimedi omeopatici alle diluizioni omeopatiche. Sempre a fine 2006, un lavoro serio di ricerca ha dimostrato come molte sostanze quali neuroormoni, citochine, interferone, interleuchine siano presenti a livello di spazi extracellulari e interstiziali a diluizioni dell’ordine della 10 alla meno 21 molare, cioè a diluizioni simili a quelle omeopatiche. Nel maggio 1997 la commissione istituita dalla Comunità Europea pubblica il rapporto “Overview of data from homeopathic medicine trials” selezionando 220 lavori clinici su 377 e giungendo alla inequivocabile conclusione che il numero dei risultati statisticamente significativi non può essere imputato al caso. Sempre nel 1997 il dr K. Linde e altri colleghi dell’Università di München pubblicano su Lancet una meta-analisi su 135 trials clinici basati sul confronto tra rimedi omeopatici e placebo da cui si evince che gli effetti clinici dell’omeopatia non possono essere completamente dovuti all’effetto placebo. Nel 1998 il dr P.Bellavite (università di Verona) pubblica una minuziosa raccolta di gran parte della letteratura scientifica disponibile sull’effetto dei medicinali omeopatici giungendo alla conclusione che “l’opinione che non esistano prove scientifiche sull’efficacia clinica dell’omeopatia va confutata”. Nel 2000 su European Journal Clin. Pharmacol.: “sono state provate evidenze che la terapia omeopatica è più efficace del placebo. Nel 2005 il dr D. Reilly pubblica su Alternativ Therapy Health Medicine un lavoro in cui esamina le pubblicazioni disponibili in Letteratura medico-scientifica e conclude che le evidenze a favore dell’omeopatia sono ampiamente disponibili e praticamente ignorate. Nel 1989 su British Medical Journal (299:365-366): “superiorità del trattamento omeopatico della fibromialgia primaria versus placebo”. Nel 2000 su Orthopädische Praxis: Maronna U, Weiser M, Klein P: “studio comparativo Zeel versus diclofenac che evidenzia l’efficacia di Zeel comp nel trattamento della gonartrosi da lieve a moderata e la non inferiorità del medicinale omeopatico rispetto al placebo. Riguardo l’attivazione dei basofili mediata dall’istamina, uno studio multicentrico condotto su un elevato numero di pazienti in vari paesi di tutto il mondo giunge alla conclusione che: ”tutte le diluizioni dell’istamina (tutte!) a partire dalla 5CH inibiscono la liberazione di istamina ed hanno pertanto effetto terapeutico nelle forme allergiche in cui sia coinvolta l’istamina” Possiamo quindi concludere senza timore che le prove scientifiche
a favore dell’omeopatia nella letteratura scientifica sono in
gran numero presenti e praticamente ignorate, specialmente nel nostro
paese…. |
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